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Decreto sicurezza, la stretta di Meloni dopo i disordini di Milano: fermo preventivo, minori e nuovi reati. Ma Mattarella frena sui poteri dei militari

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Decreto sicurezza, la stretta di Meloni dopo i disordini di Milano: fermo preventivo, minori e nuovi reati. Ma Mattarella frena sui poteri dei militari

Il Governo punta su pene più severe, responsabilità delle famiglie e rafforzamento dei controlli. La premier: «Chi rompe paga». Il Quirinale pone un limite all'ipotesi di attribuire ai soldati funzioni di polizia giudiziaria: a Milano arriveranno comunque altri 500 militari.

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Una risposta dura alle violenze di piazza, ai saccheggi e alle devastazioni che hanno sconvolto Milano e altre città italiane. Il Governo guidato da Giorgia Meloni ha approvato il 20 ottobre 2026 un nuovo decreto sicurezza, con misure che intervengono sulla criminalità minorile, sulla gestione delle manifestazioni e sulla tutela dell'ordine pubblico.

Il provvedimento nasce dopo gli episodi di violenza che hanno visto negozi saccheggiati, vetrine distrutte e forze dell'ordine aggredite. La linea della presidente del Consiglio è chiara: distinguere il diritto di manifestare pacificamente dai comportamenti criminali e garantire conseguenze concrete a chi commette reati.

«Chi rompe paga e se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori», ha dichiarato Meloni, illustrando uno dei principi centrali del decreto. La premier ha inoltre ribadito: «Devastare e rubare non è protesta, è criminalità».

Parole che sintetizzano la strategia dell'esecutivo: più prevenzione, strumenti più incisivi per le forze dell'ordine e responsabilità individuali ed economiche per chi partecipa alle violenze.

Fermo preventivo: controlli più incisivi

Tra le misure più discusse figura il rafforzamento degli strumenti di prevenzione, con l'estensione del fermo preventivo anche ai minorenni nei casi previsti dalla nuova disciplina. L'obiettivo è consentire alle autorità di intervenire quando esistono elementi concreti di rischio, prima che una situazione degeneri in aggressioni, danneggiamenti o saccheggi.

Il tema è particolarmente delicato perché riguarda il rapporto tra sicurezza pubblica e libertà personale. Il fermo non può diventare uno strumento indiscriminato: dovrà essere applicato nei limiti e secondo le condizioni previste dalla legge, con il rispetto delle garanzie costituzionali.

Il decreto interviene anche sulla responsabilità dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni. La nuova disciplina introduce una presunzione della capacità di intendere e di volere, salvo prova contraria, rendendo più agevole l'accertamento della responsabilità penale nei casi previsti.

Resta fermo che sotto i 14 anni non si è penalmente imputabili. Per i minorenni più grandi, invece, la responsabilità deve essere accertata attraverso le procedure previste dall'ordinamento e non comporta automaticamente una condanna.

Un nuovo reato per le manifestazioni violente

Il provvedimento introduce il reato di «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche», destinato a colpire chi prende parte a condotte violente di gruppo durante cortei e proteste.

Per chi utilizza bastoni, mazze o lancia oggetti mettendo in pericolo l'incolumità delle persone sono previste pene da due a cinque anni di reclusione e multe fino a 20.000 euro. Le sanzioni possono aumentare in presenza di specifiche aggravanti, come l'occultamento del volto o il ferimento di altre persone.

Il decreto interviene anche sul danneggiamento commesso in gruppo durante le manifestazioni e prevede la possibilità dell'arresto facoltativo in flagranza differita nei casi stabiliti dalla norma. Questo strumento consente di procedere anche sulla base di elementi documentali raccolti dopo il fatto, purché ricorrano i requisiti di legge.

L'intento dichiarato dal Governo è evitare che il caos di una manifestazione renda difficile identificare i responsabili. La distinzione fondamentale rimane però quella tra protesta pacifica, tutelata dalla Costituzione, e azioni che costituiscono reato.

Genitori responsabili: multe e risarcimenti

Uno dei punti politicamente più significativi riguarda le famiglie. Sono previste multe da 500 a 1.000 euro per i genitori di minorenni coinvolti in determinate condotte violente durante le manifestazioni, con possibilità di raddoppio in caso di reiterazione.

Sul fronte dei danni, Meloni ha illustrato il principio secondo cui le conseguenze economiche delle devastazioni non devono ricadere soltanto sulle vittime e sulla collettività.

Quando vengono danneggiati beni pubblici, come semafori, pensiline o mezzi, sono previste procedure per il recupero delle somme dovute. Se invece vengono colpiti beni privati, come vetrine, negozi e automobili, i proprietari possono agire per ottenere il risarcimento attraverso gli strumenti previsti dall'ordinamento.

La misura vuole responsabilizzare le famiglie e scoraggiare comportamenti che, troppo spesso, vengono liquidati come semplici bravate. Resta da verificare quale sarà l'effetto concreto di queste sanzioni e quanto riusciranno a incidere sulla prevenzione della violenza giovanile.

Milano, altri 500 militari. Ma Mattarella pone un limite

È proprio sul ruolo dell'esercito che si è aperto uno dei confronti più delicati durante la preparazione del decreto.

Il Governo ha previsto l'invio di altri 500 militari a Milano nell'ambito dell'operazione Strade Sicure, fino al 31 dicembre 2026. La spesa indicata è di circa 4,7 milioni di euro. Il contingente sarà messo a disposizione delle autorità di pubblica sicurezza per contribuire al controllo del territorio e alla sicurezza della città.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, tuttavia, ha posto un limite all'ipotesi di attribuire ai militari nuovi poteri di polizia giudiziaria, compresa la possibilità di esercitare specifiche funzioni di arresto.

Secondo le ricostruzioni giornalistiche, il confronto tra gli uffici del Quirinale e quelli di Palazzo Chigi ha portato a eliminare questa disposizione dal testo definitivo. Il nodo riguardava la possibilità di affidare ai soldati compiti propri della polizia giudiziaria, per i quali sono previste competenze e specifiche responsabilità.

È quindi necessario distinguere due questioni: Mattarella non ha bloccato l'invio dei militari a Milano, ma ha posto un limite all'estensione dei loro poteri. I 500 soldati aggiuntivi restano previsti per i servizi di controllo del territorio e sicurezza pubblica, secondo le competenze stabilite dalla normativa vigente.

Il confronto dimostra quanto sia delicato l'equilibrio tra il rafforzamento dell'ordine pubblico e il rispetto delle regole che disciplinano i poteri delle diverse istituzioni.

Sicurezza e disagio giovanile: basta la repressione?

Il decreto riapre inevitabilmente anche una questione più ampia: come contrastare la violenza giovanile senza limitarsi all'inasprimento delle pene?

Le immagini dei saccheggi e delle aggressioni hanno suscitato preoccupazione tra commercianti e cittadini. Dietro questi episodi, però, possono esserci situazioni differenti: comportamenti criminali organizzati, dinamiche di gruppo, marginalità sociale e difficoltà educative. Comprendere le cause non significa giustificare i reati, ma individuare strumenti efficaci per prevenirne la ripetizione.

La linea del Governo privilegia la responsabilità personale, la deterrenza e il rafforzamento dei controlli. Accanto a queste misure, resta importante il ruolo delle famiglie, delle scuole, dei servizi sociali e delle amministrazioni locali.

La sicurezza, infatti, non dipende soltanto dalla capacità di intervenire quando si verifica un reato, ma anche dalla possibilità di impedire che nuovi episodi si producano.

Il passaggio parlamentare e la prova dei risultati

Il decreto dovrà ora affrontare l'esame del Parlamento per la conversione in legge entro 60 giorni, come previsto dalla Costituzione. Nel corso del confronto potranno emergere modifiche e precisazioni, soprattutto sulle misure preventive, sulla responsabilità dei minorenni e sui limiti dei poteri delle autorità.

Per Meloni il messaggio è netto: il diritto di manifestare resta garantito, ma non può diventare una copertura per saccheggi e aggressioni. Il Governo punta a dimostrare che lo Stato è in grado di proteggere i cittadini, tutelare le forze dell'ordine e garantire conseguenze a chi viola la legge.

Il risultato, tuttavia, si misurerà nella pratica: nella capacità di prevenire nuovi disordini, individuare i responsabili, risarcire le vittime e assicurare procedimenti rapidi nel rispetto delle garanzie individuali.

La sfida sarà trovare un equilibrio tra fermezza e legalità. Perché una città più sicura non si costruisce soltanto aumentando i controlli, ma anche rafforzando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e impedendo che la violenza diventi una risposta abituale al disagio e al conflitto sociale.

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