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Lorenzo Bini Smaghi a Buongiorno Italia: «Più debito, più rischi per l’Italia. No alle misure a breve termine, ci vogliono  investimenti produttivi per rilanciare la crescita»

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Lorenzo Bini Smaghi a Buongiorno Italia: «Più debito, più rischi per l’Italia. No alle misure a breve termine, ci vogliono investimenti produttivi per rilanciare la crescita»

Debito pubblico, scostamento di bilancio e flessibilità europea al centro dell’intervista a Lorenzo Bini Smaghi, ospite di Buongiorno Italia, la trasmissione condotta dal direttore Giovanni Lacagnina. L’economista invita il Governo alla prudenza nel ricorso a nuovo indebitamento, sottolineando i rischi legati alle tensioni internazionali e ai mercati finanziari. Dall’incertezza sugli accordi internazionali alle prospettive dell’economia europea, fino alle strategie per la crescita: servono investimenti di lungo periodo, soprattutto nell’istruzione, per trattenere i giovani in Italia e garantire la sostenibilità futura del sistema economico e previdenziale.
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L’economista Lorenzo Bini Smaghi è intervenuto a Buongiorno Italia, la trasmissione condotta dal direttore Giovanni Lacagnina, per analizzare i principali temi economici del momento. Al centro dell’intervista, lo scostamento di bilancio e la richiesta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’Unione europea di ottenere maggiori margini di flessibilità in una fase particolarmente delicata per l’economia italiana.

Il primo quesito ha riguardato la possibilità per l’Italia di aumentare la spesa pubblica o se, al contrario, il peso del debito continui a condizionare le scelte del Governo.

«Il debito pubblico significa indebitarsi ed emettere titoli di Stato che devono poi essere collocati sul mercato», ha spiegato Bini Smaghi. «Se gli investitori iniziano ad avere timori, i tassi d’interesse aumentano e, di conseguenza, cresce il costo dell’indebitamento».

Negli ultimi anni, l’Italia ha ridotto il deficit, riuscendo a mantenere la fiducia degli investitori e a favorire una riduzione dello spread. Oggi, tuttavia, lo scenario internazionale è più complesso: le tensioni legate ai conflitti in Medio Oriente, l’inflazione e l’aumento del debito pubblico americano contribuiscono a rendere i mercati più nervosi.

«In una fase come questa, aumentare ulteriormente il debito rischia di gettare benzina sul fuoco. È necessario agire con grande prudenza, pur considerando che le risorse pubbliche possono essere importanti per sostenere famiglie e imprese in un momento di difficoltà».

Il confronto si è poi spostato sulla richiesta di circa 14 miliardi di euro avanzata dal Governo Meloni e sulla possibilità di ricorrere a uno scostamento di bilancio.

L’ex esponente della Banca centrale europea ha ricordato che esistono regole europee precise e che, nonostante le numerose esigenze di spesa, le risorse disponibili restano limitate.

Le norme europee, ha osservato, consentono maggiori margini per gli investimenti legati alla transizione e alla sicurezza energetica. Più difficile, invece, sarebbe ottenere un’autorizzazione a incrementare il debito per finanziare misure di spesa corrente, destinate a produrre benefici soltanto nel breve periodo, come alcuni interventi di sostegno e la riduzione delle accise.

Secondo Bini Smaghi, l’Europa potrebbe avere difficoltà ad accettare un maggiore indebitamento destinato a finanziare interventi temporanei, senza risolvere i problemi strutturali dell’economia italiana. Il rischio, infatti, è quello di ritrovarsi nel giro di poco tempo nella stessa situazione di partenza, con un debito più elevato.

Un altro passaggio dell’intervista ha riguardato il significato dello scostamento di bilancio e il ritorno alla crescita del debito.

«La parola debito non piace e allora si utilizzano altri termini, come scostamento o tesoretto», è stato il senso della riflessione dell’economista, che ha richiamato l’attenzione sull’inversione di tendenza dopo quattro anni di riduzione del deficit.

Il punto centrale, ha sottolineato, è la necessità di evitare che l’aumento dell’indebitamento alimenti nuove incertezze sui mercati. Gli investitori osservano con attenzione l’evoluzione dei conti pubblici e si interrogano sulle prospettive future del Paese. Per questo, in una fase di particolare tensione internazionale, è fondamentale mantenere credibilità e prudenza nelle decisioni di politica economica.

Nella parte conclusiva, Bini Smaghi ha affrontato il tema dei rapporti tra Donald Trump e Vladimir Putin e del ruolo dell’Europa nello scenario internazionale.

L’economista ha espresso scetticismo sulla reale portata dell’intesa annunciata tra i due leader, in particolare per quanto riguarda le forniture di gas e diesel, osservando come non siano ancora chiari i contenuti e la concreta applicabilità dell’accordo. Ha inoltre ipotizzato che l’annuncio possa essere legato anche alle dinamiche della campagna elettorale americana.

Per quanto riguarda l’Europa, Bini Smaghi ha ricordato il sostegno economico garantito all’Ucraina attraverso risorse dedicate. Nel frattempo, le conseguenze dei conflitti internazionali continuano a pesare sull’economia europea, che deve fare i conti con costi energetici, incertezze e tensioni sui mercati.

Nonostante le difficoltà, il quadro della crescita non è, a suo giudizio, drammatico: l’economia europea continua a crescere, sebbene sia sottoposta a una pressione significativa.

Infine, l’attenzione si è concentrata sulle strategie necessarie per sostenere la crescita nel lungo periodo, a partire dagli investimenti nell’istruzione e nella formazione dei giovani.

Per Bini Smaghi, non bastano interventi temporanei: servono programmi strutturali, capaci di indirizzare le risorse verso investimenti produttivi e di rafforzare le prospettive future del Paese.

Un esempio è proprio l’istruzione. Investire oggi nella formazione significherebbe offrire ai giovani maggiori opportunità professionali e contribuire a trattenerli in Italia, evitando che siano costretti a cercare all’estero occasioni di lavoro e di crescita.

«Se i giovani se ne vanno, chi pagherà le nostre pensioni?», è la domanda che riassume il richiamo finale dell’economista alla responsabilità collettiva.

Un messaggio che guarda al futuro del Paese: per sostenere l’economia italiana non è sufficiente ricorrere al debito, ma occorre investire con lungimiranza, rafforzare il capitale umano e creare le condizioni affinché le nuove generazioni possano costruire il proprio futuro in Italia

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